La maggior parte delle aziende italiane, in particolare le MSP, sostituisce l’hardware IT troppo presto, perdendo possibilità di guadagno e potenziale operativo.
Delineare una strategia basata sul modello IT circolare per la vostra impresa vi permette di ottimizzare le vostre risorse, ottimizzando il potenziale del vostro hardware fino al termine reale del suo ciclo di vita e rispettando le normative.
Attraverso l’approvvigionamento di hardware circolare, l’estensione del ciclo di vita dei dispositivi e la dismissione sicura degli asset IT, in Ynvolve supportiamo questo percorso, e trasformiamo le ambizioni delle aziende italiane per l’economia circolare in azioni concrete.
Come delineare una tabella di marcia basata sull’IT circolare per le aziende italiane
La vostra tabella di marcia verso l’IT circolare inizia con una domanda: Che cosa abbiamo già a disposizione, e come possiamo farlo durare più a lungo rimanendo conformi ed efficienti?
Su queste basi, le aziende possono impostare il proprio approccio il proprio approccio partendo da alcuni indispensabili capisaldi: valutazione, acquisti mirati (fit-for-purpose), estensione del ciclo di vita, riutilizzo, ricondizionamento e fine vita tracciabile.
Collaborare con un system integrator circolare come noi aiuta a trasformare questi principi in azioni concrete in termini di server, storage e networking, evitando di limitarsi ad impegni di sostenibilità astratti.
Per le MSP in particolare, questo aspetto è ancora più cruciale: le loro competenze tecniche interne offrono la flessibilità necessaria per applicare un approccio fit-for-purpose in modo estremamente efficace, senza dover necessariamente optare per l’hardware di ultima generazione, o finendo per dover dipendere interamente dalla copertura e dal supporto degli OEM.
Perché in Italia, perché ora
L’Italia ha tracciato la rotta nel 2022 con la sua Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, delineando un percorso fino al 2035 per rafforzare la tracciabilità e l’uso di materie prime ricondizionate e sostenibili. Nel 2026 questa ambizione è più viva che mai, e i nuovi report di settore dimostrano che la circolarità sta passando rapidamente dalla teoria normativa all’implementazione pratica in tutto il paese. Le strategie nazionali e le linee guida dell’Unione Europea spingono le aziende verso una riduzione dell’uso dei materiali, tassi più elevati di riutilizzo e riciclaggio e sistemi di produzione più efficienti entro il 2030. Per i leader del settore IT tutto questo ha ricadute dirette sulla gestione del rischio, sulla competitività e sull’accesso alla finanza sostenibile, in particolare per le PMI.
Inoltre, in un mercato europeo sempre più consolidato, le MSP che adottano un approccio IT circolare hanno una marcia in più per gestire i propri margini, affinare la resilienza, e costruire un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti meno efficienti, proteggendosi al contempo dalla concorrenza degli MSP stranieri che si inseriscono nel mercato italiano con processi circolari già ottimizzati.
Perché le azioni isolate non bastano
Molte imprese italiane fanno già qualcosa di “verde” in ambito IT: inviano un lotto di vecchi laptop al riciclo, scelgono un server più efficiente quando capita, o acquistano apparecchiature circolari per singoli e sporadici progetti. Tuttavia, i dati dimostrano che manovre di questo tipo non sono indice di una strategia strutturata capace di generare un valore sostenibile e scalabile nel tempo.
Secondo i dati del Politecnico di Milano (2026), sebbene il 78% delle aziende italiane investa in sostenibilità, solo il 42% lascia che questa guidi effettivamente le proprie scelte tecnologiche, e appena il 6% integra davvero le due aree. Questi passaggi isolati sono sicuramente positivi, ma non equivalgono a una vera tabella di marcia verso l’IT circolare.
Cosa prevede muovere verso l’IT circolare
Per delineare una strategia efficace, è utile fissare dei blocchi pratici su cui i team IT e di approvvigionamento possono agire direttamente:
- Valutazione del parco IT attuale: mappare ciò che si possiede per tipologia, anno di produzione, criticità e posizione geografica, includendo l’hardware “ombra” dimenticato nelle filiali, nei magazzini, e nelle sale server secondarie. Questo inventario è il punto di partenza per capire quali asset possono rimanere in servizio più a lungo, quali possono essere ridistribuiti internamente e quali devono essere preparati per la rivendita o per uno smaltimento responsabile. In Ynvolve supportiamo questa fase attraverso programmi di valutazione hardware e servizi ITAD (IT Asset Disposition), trasformando le eccedenze aziendali in valore anziché in rifiuti.
- Estensione del ciclo di vita e configurazioni su misura (fit-for-purpose): una volta censito l’hardware installato, il passo successivo è definire le politiche di estensione: quali server possono rimanere in produzione in sicurezza, quali possono essere destinati a carichi di lavoro meno critici e quali richiedono un aggiornamento. Una mentalità fit-for-purpose evita il rinnovo automatico all’ultima generazione tecnologica, concentrandosi sul bilanciamento tra prestazioni, rischi e costi, spesso supportato da manutenzioni estese, strategie per le parti di ricambio e upgrade mirati piuttosto che sostituzioni complete.
- Riutilizzo, ricondizionamento e mercati secondari: quando un’apparecchiatura conclude il suo primo ciclo di utilizzo, non deve necessariamente essere dismessa. La tabella di marcia stabilisce come e quando gli asset debbano essere bonificati (cancellazione sicura dei dati), testati, ricondizionati e ridistribuiti internamente (ad esempio, spostando uno storage da un cluster di produzione a un ruolo di backup) o restituiti a un partner tramite canali strutturati di dismissione delle apparecchiature IT (ITAD). Come system integrator circolare, garantiamo che l’hardware aziendale circolare (server, storage, networking) rispetti i vostri requisiti di performance e le vostre policy interne.
- Obsolescenza e smaltimento tracciabile e conforme: prima o poi, alcune apparecchiature non saranno più utilizzabili o rivendibili. Una strategia solida prevede la cancellazione certificata dei dati, una corretta dismissione fisica e un riciclo certificato, con tutta la documentazione necessaria per soddisfare i requisiti italiani ed europei sulla tracciabilità dei rifiuti e sulla rendicontazione ESG.
Di cosa dovrebbero tenere conto le aziende italiane (due esempi pratici)
Per andare oltre le buone intenzioni, le aziende italiane hanno bisogno di un set ristretto di indicatori chiave (KPI) che possano dimostrare concretamente se l’IT circolare è efficace, e di seguito abbiamo elencato due aree concrete in cui le metriche fanno la differenza:
1. Estensione della durata di vita e tasso di ridistribuzione
Invece di monitorare solo l’acquisto di nuovi dispositivi, monitorate la produttività effettiva degli asset chiave, e quanto spesso vengono ridistribuiti. Ad esempio:
- Un target per mantenere una percentuale di server in servizio per un ciclo di vita aggiuntivo in ruoli non critici, supportati da manutenzione dedicata e parti di ricambio.
- Una percentuale di redistribuzione, che tenga traccia della percentuale di dispositivi dismessi che trovano una seconda vita all’interno dell’azienda (per laboratori di test, backup o sedi remote) invece di essere direttamente riciclati.
Metriche di questo tipo dimostrano se vi state muovendo davvero verso un modello di consumo più intelligente e duraturo, che costituisce il cuore pulsante degli obiettivi di economia circolare in Italia.
2. Quota di acquisti circolari e risultati di fine vita
Per quanto riguarda gli acquisti, misurate la quota di budget IT destinata a hardware aziendale circolare rispetto al continuo acquisto di prodotti nuovi di fabbrica. Per quel che riguarda le uscite, tracciate cosa succede alle apparecchiature quando lasciano la vostra infrastruttura: quanto viene rivenduto, riutilizzato o riciclato attraverso canali tracciabili. Indicatori tipici di quanto sopra includono:
- Quota di acquisti ricondizionati: la percentuale di server, storage e dispositivi di rete acquistati come ricondizionati di alta qualità rispetto al nuovo.
- Tasso di fine vita documentato: la quota di asset dismessi che passano attraverso processi verificati di riutilizzo, ricondizionamento o riciclo, evitando che “svaniscano” senza documentazione.
Collaborare con partner come noi semplifica la raccolta e la verifica di queste metriche: ogni fase di riacquisto, ridistribuzione e ricondizionamento viene documentata e tracciata fino al singolo numero di serie.
Siete pronti a mettere in pratica la vostra roadmap e a misurare risultati reali? Contattate il nostro team oggi stesso!
FAQ
È un piano strutturato per gestire l’hardware aziendale attraverso molteplici cicli di vita. Invece del tradizionale modello lineare del ‘compra, usa e sostituisci’, l’approccio circolare analizza gli asset, ne determina il ciclo di vita, indica quando acquistare apparecchiature circolari, e garantisce un riciclo sostenibile e tracciabile fino a fine vita.
L’Italia e l’UE mirano a raddoppiare l’uso di materiali circolari e a ridurre drasticamente i rifiuti elettronici (RAEE) entro il 2030. Una strategia di IT circolare supporta direttamente questi obiettivi, mantenendo l’hardware aziendale in funzione più a lungo, riducendo la domanda di materie prime vergini, e abbassando le emissioni complessive di carbonio.
Assolutamente sì. Quando vengono gestiti da un system integrator circolare, i server, lo storage e gli apparati di rete circolari vengono sottoposti a rigorosi processi di cancellazione sicura dei dati, test e ripristino. Utilizzando un approccio fit-for-purpose, otterrete hardware perfettamente allineato alle vostre esigenze di performance e affidabile tanto quanto il nuovo.
Le metriche più pratiche da monitorare includono l’estensione del ciclo di vita dell’hardware, il tasso di ridistribuzione interna (spostando la tecnologia più datata a ruoli meno critici), la percentuale del budget IT destinata a dispositivi ricondizionati e i tassi di smaltimento a fine vita interamente documentati.
Il miglior punto di partenza è una valutazione attenta del vostro parco IT attuale. Mappando l’hardware esistente, potrete identificare facilmente quali asset possono essere mantenuti in servizio, quali possono essere ridistribuiti internamente e quali sono pronti per programmi di buyback.